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Le montagne dei veleni a Crotone

MILANO - Le chiamano «Black Mountain», le montagne nere dei veleni di Crotone. Laddove sorgeva il Polo Industriale di Pertusola ora restano capannoni vuoti e cadenti, ciminiere e migliaia di tonnellate di scorie tossiche. Doveva diventare la Stalingrado del Sud, ma negli anni '80 la crisi economica e la carenza di infrastrutture che affligge questo pezzo di Mezzogiorno estremo, ne decretarono il fallimento. Mercoledì 21 luglio Vanguard Italia (ore 21.10 su Current, Sky canale 130), per l'ultima puntata della stagione, torna nella cattedrale abbandonata alla ricerca dei segni di un disastro ecologico senza precedenti. «Per settanta anni - dice Francesca Travierso, giornalista che da anni segue la cronaca di Pertusola - e ancora oggi, queste industrie hanno continuato a scaricare nel terreno, nel mare e nelle falde acquifere residui di materiali chimici lasciando scorie tangibili in cumuli di residui tossici alti decine di metri che per decenni hanno caratterizzato il panorama della cittadina ionica». Questi cumuli di polvere scura e tossica, le «montagne nere», oggi sono scomparsi. Secondo l'accusa sono stati riciclati per costruire piazzali, scuole, case. Un totale di almeno 18 siti, finiti nel 2008 sotto sequestro su ordine della Procura che fin dal 1999 indaga sulla vicenda. Intanto, dalle strutture sanitarie filtrano indiscrezioni sull'impennata dell'incidenza tumorale soprattutto tra i più piccoli.

LA BONIFICA - Per legge l'obbligo della bonifica spetta alla Syndial, società del gruppo Eni, proprietaria dello stabilimento di Pertusola, che entro il 2011 dovrebbe demolire tutte le strutture per poi avviare la bonifica dei terreni dal 2013. I tecnici e gli avvocati della Syndial dicono che la bonifica è sostenibile con 300 milioni di euro. «Cifre ridicole», sbotta Silvio Greco ai microfoni di Current. Ricercatore di fama mondiale nonché biologo marino e direttore dell'Ictram (Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e tecnologica applicata al mare) Greco si è da sempre occupato di Crotone e quando nell'agosto del 2008 è diventato assessore all'Ambiente del Comune ha immediatamente preso in mano il dossier dei veleni. Oggi che il suo mandato è scaduto continua a denunciare: «La gestione dei rifiuti è in mano alla 'ndrangheta, non c'è dubbio. Il piano di bonifica presentato dagli esperti dell'Eni è di scarso livello tecnico. Trecento milioni di euro sono sufficienti solo per un'operazione d imaquillage». Intanto Syndial ha già annunciato che si costituirà parte civile nel processo, cercando di addossare ogni responsabilità ai dirigenti locali.

Fonte: Corriere.it
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