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Un tempio antico di ventisei secoli venne alla luce nell’area ubicata accanto al bivio della strada provinciale per Cirò

CIRò MARINA (KR) – Scoperto, seppellito di nuovo e dimenticato, anzi cancellato dalla memoria. Nessuno parla più dei resti del tempio di Persefone, le cui tracce sono emerse alla profondità di 2 metri e mezzo ormai 10 anni fa in una sorprendente campagna di scavo condotta dalla Sovrintendenza a margine del bivio della provinciale che da Cirò Marina sale a Cirò, all’ombra della collina di Madonna d’Itria.

Quel che peggio, è che, nessuno in tutto questo tempo ha mai sentito il dovere di intervenire a delimitare e vincolare la zona; ricoperto lo scavo si è consentito di recintare, cementificare, smuovere, asfaltare e stravolgere il terreno sovrastante con il concreto rischio di distruggere, i segreti rimasti celati là sotto.

Nell’aprile 2000, incidentalmente venero scoperti i resti di un santuario risalente al V/IV secolo a.c. di costruzione greca. L’entusiasmo per una scoperta clamorosa durò appena due mesi; esauriti i fondi assegnati alla sovrintendenza, lo scavo fu interrato e con loro vennero seppelliti curiosità e domande. In dieci anni il sito archeologico non è stato riaperto malgrado la valenza della scoperta.

Nell’area sacra dell’antica Krimisa, accanto al santuario dedicato al dio Apollo, scoperto nel 1924 a Punta Alice, si venerava il culto di una divinità femminile, simboleggiante la fecondità della terra, Persefone. Che si tratti di un culto femminile lo attestano la vicinanza all’antica fonte dell’Alice e, soprattutto, il ritrovamento di circa duecento ex voto raffiguranti figure femminili – di diverse dimensioni e con una decina di varianti – in piedi con porcellino e fiaccole, a volte, con ghirlande, simbolo di Demetra.

Insieme alle statuette venne ritrovato molto materiale miniaturistico in ceramica raffigurante vasi che richiamano la tradizione dell’acqua come rigeneratrice della terra e della ceramica da fuoco mista a carboncini che attestava la pratica di riti in loco con la preparazione di banchetti sacri offerti ai pellegrini.

Per continuare l’indagine del sito si sarebbe dovuto allargare l’area di scavo in quanto la porzione continua di muro a secco , alto in alcuni punti anche un metro, probabilmente si estendeva al di sotto della strada provinciale.

Oggi su questa strada si continua a sfrecciare incuranti, mentre del sito non c’è traccia. Cancellato. Come un tratto di penna è stato fatto, purtroppo, sull’area in cui sono stati ritrovati i resti di imponenti capitelli e colonne doriche appartenenti ad tempio, risalente al III/IV secolo a.c., che sono venuti alla luce all’estrema periferia nord di Torre Melissa, il 5 giugno 2007.

Il sito è stato ricoperto in attesa dei finanziamenti, 200 mila euro, che assegnati, pare siano bloccati da mesi a causa dei ritardi nell’indizione della gara di appalto per l’affidamento dei lavori.

Nella mitologia greca, Persefone, o Kore, era figlia di Zeus e di Demetra, dea della Terra e dell’Agricoltura. Quando Ade, dio del mondo sotterraneo, si innamorò di lei, a causa dell’opposizione di Demetra, la rapì per portarla nel regno degli Inferi. Demetra cominciò a vagare alla ricerca della figlia, lasciando che la Terra cadesse nella desolazione per la moria delle piante e la carestia.

Zeus comandò Ermes di riportare Persefone sulla Terra; prima, però, di lasciarla andare, Ade la indusse a mangiare un chicco di melagrana legandola per sempre al regno dei morti. Si raggiunse comunque un compromesso: Persefone avrebbe trascorso quattro mesi all’anno negli Inferi ed il resto sulla Terra dove il suo ritorno coincide con la rinascita della natura in primavera.

Margherita Esposito
Gazzetta del sud
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