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“Povera Calabria, elezione inquinata” - Secondaclasse

ROMA – “Che schifo questa campagna elettorale. Quante promesse hanno fatto i candidati: dieci voti per un posto di lavoro, per un processo aggiustato, per il riconoscimento di una invalidità inesistente. Ho sentito che persino i miei consiglieri promettevano posti di lavoro al comune. E poi, è stato come al solito terrificante il mercato dei medici. Sì, le liste imbottite di medici, delle tre emme: medici, massoni e mafiosi. Di programmi nessuno ha parlato. Francamente non pensavo che sarebbe stato cosi. Non avevo mai visto una transumanza di candidati da uno schieramento all’altro di queste dimensioni”.

Se non fosse che il signore al bar è il sindaco di Locri, nonché candidato alle Regionali nella lista di Giuseppe Scopelliti, Francesco Macrì, il suo sfogo potrebbe apparire quello di un uomo qualunque, di un cittadino senza più speranze che spara contro il quartier generale.

La sua fotografia è impietosa. E in qualche modo trova conferme con i primi dati di crollo dell’affluenza al voto, in Calabria, in media con il calo nazionale.

Quanto peserà il voto mafioso? Il sindaco candidato – architetto, imprenditore agricolo, presidente regionale degli allevatori – non aveva evitato di rispondere alla domanda scioglighiaccio: “Peserà. Ma quel che mi ha sconvolto di più – ha poi precisato – è stata la scoperta della promessa come moneta di scambio. Ma è vero che quel candidato di Siderno è sostenuto dai Commisso?”. Domanda che il sindaco buttà là.

La Locride, sei sindaci candidati alle Regionali: Locri, Siderno, San Luca, Bruzzano, Gioiosa Ionica, Casignano. Ma in Calabria si vota anche per rinnovare il Consiglio comunale di 52 comuni. I più importanti: Vibo Valentia e Lamezia Terme.

Lamezia, 71.000 abitanti. Dalla Ionica al Tirreno. Dal 4 marzo al 23, cinque manifestazioni di intimidazione contro candidati ed esponenti politici.

Il sindaco uscente, Gianni Speranza (centrosinistra) alle quattro del pomeriggio, nel suo ufficio, pone questo interrogativo: “Francamente mi chiedo se questi attentati hanno a che fare con le elezioni comunali oppure sono messaggi per le Regionali?”.

Si chiama “Il Lametino”, un quindicinale diretto da una prestigiosa firma nazionale oggi in pensione, Franco Papitato. “Liste inquinate. Stavolta ritornano o, almeno, ci provano. Alla Regione o al Comune sollecitano il voto degli elettori alcuni dei personaggi la cui presenza nel Consiglio comunale di Lamezia fu determinante per decretare, nel 1991 e nel 2002, lo scioglimento dell’assemblea cittadina”.

Insomma, voto inquinato. Il sindaco uscente, Gianni Speranza, si danna. Vorrebbe che della sua città si ricordassero gli aspetti positivi (”abbiamo appaltato 104 milioni di euro di lavori pubblici…”), salvo poi dover ammettere che la ‘ndrangheta si fa sentire, che in gioco c’è anche il condizionamento dei risultati elettorali per le Regionali.

Strana geometria politica elettorale, quella di Lamezia: il candidato a governatore della Calabria del Pdl, Giuseppe Scopelliti, può contare su diversi candidati presenti in tre schieramenti a livello cittadino.

Attentati e intimidazioni contro la politica. Che stranamente si intrecciano e si sovrappongono con gli avvertimenti contro la magistratura: lettera di minacce al procuratore Vitiello e al Presidente della sezione penale del Tribunale, Spataro.

Sono gli stessi magistrati a mettere in relazione le minacce che hanno subìto con gli attentati ai politici (”la ‘ndrangheta ha aperto la campagna elettorale”).

Cosa succederà adesso? Il prefetto di Catanzaro sarà costretto a verificare un’altra volta se tra gli eletti vi sono quelli in odore di mafia. E la Calabria fa un gran parlare di antimafia.

Guido Ruotolo
lastampa.it
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by testintesta

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