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Il Nucleare in Italia, atto secondo: il ritorno.

Due giorni fa a Milano, presso la sala convegni della fondazione Corriere della Sera, si è svolta la presentazione del libro di Giovanni Caprara “L’avventura della scienza”. A presiedere l’evento il prof. Giulio Giorello, docente di filosofia della scienza all’università Statale di Milano e l’ambasciatore e storico Sergio Romano. All’incontro si è parlato di scienza (e di tecnica), del percorso che da Galilei ai giorni nostri essa ha fatto, con particolare attenzione al rapporto instauratosi tra questa e la diffusione editoriale sulle pagine del giornale, a partire dalla prima pubblicazione di un articolo di carattere scientifico sulla fermentazione, avvenuta nel lontano 1876, data di fondazione, nonché di pubblicazione del primo numero del Corriere della Sera.

Mai occasione di parlare di scienza e tecnica fu più ghiotta, (come se il Vecchio Orologiaio leibniziano avesse deciso di azionare i due “meccanismi” in sincronia) come quella del 17 febbraio, giorno in cui Obama ha annunciato uno stanziamento di risorse pubbliche, pari a 8,3 miliardi di dollari, per la costruzione di due nuove centrali nucleari (di ultimissima generazione) in Georgia. «Su un tema come la nostra economia, la nostra sicurezza, e il futuro del pianeta – ha dichiarato Obama – non possiamo farci paralizzare dal vecchio dibattito tra destra e sinistra, tra ambientalisti e fautori dello sviluppo». Il nucleare, infatti, è una materia che negli Stati Uniti (patria del pragmatismo e dello sperimentalismo tecnico-scientifico, nonché dell’investimento sulla ricerca), così come in altri paesi occidentali, spacca l’opinione pubblica e il dibattito politico.

Se le scelte di campo, spesso meramente ideologiche, possono paralizzare o favorire la ricerca e l’investimento su nuove tecnologie, utili a diversi fini (apprezzabili e deprecabili), è anche vero che un argomento come il nucleare merita un dibattito serio e approfondito. Ciò in particolar modo in Italia, dove le posizioni sono fortemente contrastanti, a cui è bene che partecipino (scevre da dogmatismi di carattere ideologico) tutte le forze culturali del paese, a cominciare dagli scienziati, che possono delucidare la politica e l’opinione pubblica sui rischi e i vantaggi che un investimento sul nucleare comporta.

Almeno tre aspetti non secondari della questione nucleare vanno tenuti in seria considerazione: lo stoccaggio delle scorie radioattive, l’amministrazione e la gestione degli impianti nucleari (più in dettaglio la capacità italiana di gestire in modo trasparente ed efficiente fonti di energia così pericolose), l'allontanamento della criminalità organizzata da un affare così ghiotto e potenzialmente remunerativo. Risulta infatti facile pensare che le organizzazioni criminali non si lascerebbero certo sfuggire questa nuova opportunità di guadagno e investimento, qualora il nucleare diventasse in Italia una realtà, come sembra ormai certo, stando a sentire le dichiarazioni del governo in materia. Per quanto riguarda il secondo aspetto poi, non bisogna trascurare il fatto che l'Italia, purtroppo, non gode di fama positiva in materia di gestione di grandi apparati, settori come la pubblica amministrazione (a dire il vero di competenza statale) o dei trasporti ferroviari docent.

Si auspica che il dibattito sia trasparente, costruttivo, scevro da posizioni anacronisticamente "contro" per principio, così come libero da questioni di mero interesse privato, (altro cancro della vita produttiva e politica italiana). Ci si augura infine che al contempo siano valorizzate anche le altre fonti di energia pulita disponibile (eolica, solare, etc.), investendo sul loro sviluppo, perchè, come si è evinto dal convegno di cui sopra: "c'è bisogno dell'utilizzo di tutte le fonti di energia pulita", per liberarsi della sporca schiavitù nei confronti del petrolio, origine di inquinamento, destabilizzazione politica, economica e finanziaria.
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by testintesta

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